Monte Sole, tra memoria e futuro. La liberazione d’Italia narrata da chi la vive
Parco Monte Sole ha tante storie e quella che riguarda l'ultima fase della Seconda guerra mondiale è la più nota. Nel Medioevo era luogo di vedetta dell'esercito bolognese, da cui si poteva vedere la torre della guardia a Bologna: comunicavano tramite segnali di fumo in caso di pericoli esterni. Prima della Seconda Guerra Mondiale, la casa del nostro ospite era abitata da delle famiglie di mezzadri che lavoravano le terre per dei proprietari terrieri bolognesi. Lo scopo di questo reportage, però, è raccontare Monte Sole con una lente diversa, come luogo in cui si è scritta l'ultima pagina di una storia cruenta che è diventata il simbolo dell'antifascismo in Italia. Il 25 aprile 2026 ho avuto modo di leggere questo finale con i miei stessi occhi. Per l'81° Anniversario della Liberazione sono stata ospitata da Carlo e dalla sua famiglia, ho vissuto con loro alcuni momenti chiave della commemorazione, come il concerto del Coro Farthan alla «Scuola di Pace» di Monte Sole e l'adunata di migliaia di persone al Prato del Poggiolo. In precedenza, sempre ospitata da Carlo, ho potuto visitare le testimonianze del rude accanimento nazista del sedicesimo battaglione della sedicesima divisione SS Reichsführeh: 560 innocenti nel paese di San Martino vennero bruciate vivi. Lo stesso accadde alle vittime che vennero imprigionate nella Chiesa di Castiglia, poi data alle fiamme e rasa al suolo. Numerose furono le stragi commesse dal piombo tedesco. Tra queste, Carlo racconterà nel dettaglio quella iniziale del 29 settembre 1944.
Chiara
Carlo, la tua voce è una testimonianza importante per Monte Sole, che la storia l’ha vista e l’ha fatta. Ti chiedo adesso di farla sentire alle nuove generazioni. 1944, cosa accade in questo territorio?
Carlo
I tedeschi nel 1944 erano in una fase di ritirata, gli americani erano ormai sbarcati in Sicilia e in Normandia. Questi avevano meno interesse per l'Italia, cioè avevano meno sostanze da spendere in quanto il fronte in Normandia era molto più pressante. So di storie di ragazzi alleati sudafricani che testimoniano, tramite i loro diari, come da Firenze fino a Castiglione dei Pepoli non abbiano sparato un colpo. Nel mentre i tedeschi avevano preparato la Linea Gotica dopo la rottura di Montecassino, ovvero la linea che andava dall'Adriatico al Tirreno. Hitler aveva ordinato la disposizione di quest’ultima linea e dato l'ordine di difesa ad oltranza.
Chiara
Come sono iniziate le barbarie e la violenza tedesca contro i civili?
Carlo
La strage di Monte Sole è iniziata il 29 settembre del 44, il battaglione SS capitanato dal Maggiore Reder era specializzato in queste cose qua: difesa ad oltranza, rastrellamenti di partigiani, creazione di terrore nella popolazione. Tutto questo per evitare che la popolazione aiutasse i partigiani: a Monte Sole c'era una brigata partigiana che si chiamava Stella Rossa. I tedeschi hanno voluto creare del terrore per difendere la ritirata dei soldati che si stavano allontanando dall’Italia del Sud, in direzione Pianura Padana. Allora in cinque giorni rastrellano tutti i poderi intorno a Monte Sole.
Chiara
Tu sei particolarmente legato alla Creda, una strage che fa pesare il cuore. Ti chiederei di narrarmi le vicissitudini.
Carlo
Qui alla Creda i tedeschi arrivarono alle quattro del mattino il 29 settembre. Nel fienile c'erano 100 persone che facevano parte di queste due famiglie di mezzadri e inoltre vi si trovavano tantissimi sfollati da Bologna e da Pioppe di Salvaro. Le donne e i bambini dormivano nelle case, c'erano tantissimi ragazzi disertori che per scappare alla leva avevano deciso di vivere nascosti nei boschi. Purtroppo, quella notte è venuto un grosso temporale, per cui i ragazzi si sono rifugiati nel fienile della Creda. Il capo famiglia, il signor Cardi sopravvissuto alla strage, dormiva nel fienile. Sentendo dei passi arrivare verso la Creda si affacciò alla finestra e disse in bolognese «siete voi ragazzi?». Pensava che fossero dei partigiani: infatti vi era moltissima nebbia che rendeva difficile identificare i nuovi arrivati. L’ignoto rispose lui in bolognese e tu ti chiederai il perché di questo fatto. Ebbene, i nazisti erano accompagnati da fascisti italiani che avevano tradito la loro stessa popolazione, avevano l’elenco delle persone che vivevano nei vari poderi e sapevano perfettamente chi cercare e dove. I fascisti gli dissero «hai finito di fare il furbo Cardi, ormai è la tua ora». Cardi scese giù dal fienile e si trovò accerchiato da questi SS che lo legarono. Lui cercò invano di urlare per svegliare le persone nei dintorni. È da questo momento che inizia il rastrellamento di donne, bambini, uomini e il bambino più piccolo che è stato ucciso aveva appena quattordici giorni. Gli abitanti di Monte Sole non si sarebbero mai aspettati uno scempio del genere: i tedeschi non avevano mai fatto delle cose del genere. In maniera barbara, ordinarono sotto la tettoia della stalla tutti i presenti: gli uomini in fondo, poi donne e davanti tutti i bambini. Posero una mitragliatrice davanti loro e aspettarono il segnale dal comando per iniziare la strage. Qui alla Creda sono state uccise 79 persone, in totale le vittime della tragedia furono circa 870. Alla Creda sono sopravvissute 12 persone: erano schiacciate come sardine con le spalle appoggiate al fienile. Quando i due fratelli Cardi hanno visto la gente morire loro davanti, hanno cominciato a spingere le porte laterali che davano sulla stalla per fuggire al piombo. La loro fortuna è stata che i tedeschi, dopo aver iniziato a dare fuoco alla struttura con le bombe incendiarie, hanno smesso di sparare per qualche istante. Approfittarono di questo momento di silenzio per iniziare la fuga nei boschi. Uno dei due fratelli Cardi venne colpito al tallone, in una sua testimonianza mi pare dica: «Non ho sentito male, non ho sentito la paura. Io scappavo come un missile, nonostante il mio piede sfracellato dal colpo di pistola» – qualcosa di simile. La strage si conclude solo nella sera, quando appiccano il fuoco anche in questa casa. Lasceranno i cadaveri della povera gente nelle medesime condizioni da settembre al 25 aprile dell’anno a venire. Minarono persino il terreno intorno ad essi, per fare in modo che nessuno vi si potesse avvicinare. Cardi racconta che, tornato alla sera, trovò una sua zia ancora viva, ma con il ventre completamente crivellato di proiettili. La mezza spostarono allora in una mangiatoia, in modo da nasconderla dai nazifascisti, ma nemmeno quel tentativo ebbe successo. Nel mentre della fuga dei fratelli Cardi gli americani erano arrivati a Castiglione dei Pepoli, a venti chilometri dal luogo.
Chiara
Chi altro si è salvato dalle stragi?
Carlo
Non so se ti ho mai raccontato la storia della famiglia che ha vissuto nel podere qua vicino - non credo. Il padre di questi dieci figli con anche la moglie capì che i tedeschi stavano iniziando la ritirata e scavò un buco nel loro castagneto con lo scopo di recarvisi nel caso in cui ce ne fosse stato il bisogno. Lo coprì con sassi e terra e creò una stanza interrata. Vide dalla sua casa diversi poderi bruciare e si rinchiuse in questo bunker con la famiglia. I tedeschi li cercarono per giorni, passando sopra le loro teste. La loro fortuna è stata quel temporale: proprio in quella notte furono coperte tutte le loro tracce. Fu questo a salvare la vita di 12 persone.
Chiara
Grazie Carlo per la tua immensa disponibilità, ti vorrei porre un’ultima domanda. Dopo la giornata passata tra i giovani sostenitori degli ideali antifascisti, perché secondo te è e sarà ancora importante ricordare in futuro Monte Sole?
Carlo
Monte Sole io lo considero diviso a metà adesso, perché c'è la parte Monte Sole dei ruderi e la parte abitativa Monte Sole, in cui le case sono state ricostruite, riabitate. Io penso che questa vecchia zona di Monte Sole sia un memoriale per i giovani, ovvero un cumulo di macerie e dolore provocato da una guerra insulsa e inutile. Tuttora continuiamo a fare le guerre; bisogna che voi giovani vi opponiate e facciate sentire la vostra voce. Monte Sole è un insegnamento di pace, io posso solo tramandare la mia testimonianza e raccontare la storia di questo luogo. Posso accogliere i pellegrini che vengono a vedere questi luoghi e raccontargli la storia, perché prima o poi ci dovrà essere qualcun altro a mantenere la loro memoria.
«Si sarebbe potuta ricostruire la casa, ma non si sarebbe potuto fare nulla per i morti, rubati per sempre. Non sarebbe bastato l’amore di tutto il mondo per farli tornare in vita.»