«E dove ci dovremmo innamorare, con sti colori da penitenziario?»
Marco Castello, cantautore e musicista siracusano, è una delle voci più originali della scena musicale italiana del momento, in grado di fondere diversi generi e mescolare cantautorato italiano, jazz e pop, registrando con strumenti suonati dal vivo. Esordisce nel 2021 con l’album Contenta tu con dei brani capaci di dipingere scene di vita vera narrate con ironia, spensieratezza e talvolta una certa malinconia; l’ambientazione siciliana non passa inosservata. Uno degli aspetti più innovativi, infatti, è la presenza di interi brani scritti in dialetto siciliano, oltre ai numerosi riferimenti alla sua terra presenti anche in altre tracce. Il legame con le sue radici ritorna anche nel secondo album, Pezzi della Sera, pubblicato nel 2023 dalla sua etichetta indipendente Megghiu suli, dove il fil rouge è il passato antico dell’isola tra storia e miti. È un album molto introspettivo in cui, con grande abilità, riesce a trattare temi profondi mantenendo sempre un tono leggero e scherzoso. Tuttavia, la voglia di saltellare e canticchiare spensieratamente viene in parte frenata dall’incombenza di riflessioni sul presente corrotto e sul futuro incerto nel nuovo album Quaglia sovversiva che, a differenza dei precedenti, presenta brani più politicamente impegnati. Uscito nel dicembre del 2025, l’album contiene 10 tracce, con la durata di circa 36 minuti.
Il titolo della raccolta è un omaggio alla mitologia greca e l’ultimo brano, «Scoglio Volante», svela la chiave di lettura del disco. L’autore rielabora il mito di Asteria, figlia dei titani Ceo e Febe, che per fuggire a Zeus, di lei invaghito, quest’ultima fu mutata in una quaglia. Si gettò in mare dove sorse poi l’isola di Ortigia (da ὄρτυξ, órtyx, in greco ‘quaglia’) chiamata in seguito Delo. Ortigia è anche il nome dell'isola che costituisce il nucleo più antico di Siracusa, cittadina situata a est dell’isola sicula. Nella canzone immagina che l’isola, stanca del teatro della stupidità umana, inizi a fluttuare, e finalmente torni libera ad abitare i cieli, lasciandosi indietro il mondo corrotto. Suggerisce quindi la volontà di sovvertire la situazione opprimente e di sottrarsi all’inquinamento, all’urbanizzazione, all’ ipocrisia, toccando temi che ha sviscerato nei brani precedenti dell’album.
Una delle tracce più toccanti, che lascia l'amaro in bocca, è sicuramente «Vessenali», nel quale macuccio si domanda: «dove ci dovremmo innamorare, con sti colori da penitenziario?» Castello così descrive la tristezza nell'osservare una delle strade di Siracusa, via Arsenale, perdere la sua magica atmosfera. Le luci calde vengono sostituite con quelle fredde “ospedaliere” e i paesaggi e simboli della tradizione locale sono nascosti dai nuovi edifici e cantieri («Non più il presepe, ma cantieri e gru»). Ognuno di noi conserva nei suoi ricordi d’infanzia la visione di un mondo più colorato e vivace, intriso di socialità e tradizioni che un tempo ci riunivano e che ormai rischiano di essere dimenticate. L’autore, infatti, seppur parlando di sentimenti personali e di esperienze vissute in prima persona, invita l’ascoltatore a riflettere su temi comuni e oggettivamente condivisibili, come quello dell’assurdità climatica.
È questo uno dei temi principali del brano «Chiuviti/non chiuviti» (piove/non piove) che si concentra sulla drammatica condizione meteorologica siciliana, costantemente in bilico tra alluvioni e siccità, dove il raro avvento dell’acqua, tanto a lungo pregato e desiderato, si rivela violento e distruttivo.
Il suo brano più politico è sicuramente «Editto dal Sotto Scoglio», la cui uscita è stata annunciata, in anteprima rispetto all’album, in un post di Instagram in cui scrive:
«Vivo un periodo di rabbia col mondo e se ne avessi il coraggio o anche solo le capacità fisiche penso molto spesso che mi darei all’eversione più ferrata, ma il coraggio non ce l’ho, men che meno le capacità fisiche, per cui ho deciso di mettere nelle canzoni ciò che, per un motivo o per un altro, non posso fare nella realtà.»
Prosegue poi descrivendo quello che immagina: «nei meandri sotterranei di un’isola fantastica, un gruppo di dissidenti locali sancisce la fine dell’occupazione militare americana dando inizio alla missione che vedrà ricoperta di escrementi la base militare di Sigonella, per far crescere al suo posto una meravigliosa foresta.»
Il testo critica apertamente la presenza militare e l’influenza geopolitica degli Stati Uniti sull’isola, riflettendo anche il pensiero di molti siciliani che manifestano per la smilitarizzazione della Sicilia, preoccupati che, in questo periodo storico, l’isola possa diventare obiettivo militare.
In «Eureka» immagina che, per liberare la terra dall’invasore, intervenga Archimede, difendendo la città come fece nel 212 A.C, quando utilizzò degli specchi ustori contro i nemici. Ora la nuova invasione è però anche quella dei turisti selvaggi che assaltano le coste con enormi navi da crociera, descritte come «cumuli di spazzatura da scaricare». L’autore si scaglia quindi contro quella forma di turismo eccessiva e incontrollata che sfrutta il territorio senza tener conto della conservazione dell’ambiente e del rispetto degli abitanti.
Il secondo brano, uscito anch’esso in anteprima, è «All’acqua ghiacciata», contenente anch’esso “fantasie sovversive”. Si augura di riappropriarsi sia fisicamente che culturalmente della propria isola («ci riapproprieremo degli spazi e rifaremo bella bella la città») e di riscoprire il valore del lavoro “manuale” anche nel mondo discografico, rimettendo al centro la figura del musicista più come artigiano che come artista, allontanandosi dalla superficialità del mondo musicale attuale.
Infine, con estrema dolcezza, nella traccia «Fare ninna» si narra come in un mondo frenetico che ci vuole sempre performanti, la violenza e la rabbia generale vengono smorzate dall’immagine del riposo, necessario per compiere la rivoluzione («Pensa alle tue cose preferite a tutto quello che vuoi diventare per farlo devi anche riposare. C’è un mondo marcio a cui disobbedire»).
In definitiva “Quaglia Sovversiva” non è una protesta sterile, ma un invito all’agire per il nostro futuro. La rivoluzione non si fa soltanto dai potenti o con grandi gesti, ma comincia dalla difesa di paesaggi e dalla salvaguardia di un'identità culturale che ci legano alla nostra terra e ci contraddistinguono, non accettando passivamente lo sfruttamento e la standardizzazione.